Eva

Eva (vedi racconto "una bellissima slave") mi ha inviato questo suo racconto. Io l'ho tradotto con aiuto di google e lo pubblico.

M
Moniq

1 giorno fa

119 visualizzazioni

Ero seduta sul water al lavoro. E mentre ero seduta mi sono messa a guardare le foto che mi avete scattato l’altro giorno. Andavo avanti e indietro fra le immagini e ho iniziato a toccarmi. Sulle labbra prima poi sfiorando il clitoride. Mi stavo bagnando.

Ho iniziato a rivivere i ricordi. Il dolore, l’umiliazione, l’eccitazione e la mia fica si bagnava sempre più e avevo bisogno di toccarmi.

Ogni cosa che abbiamo fatto è stata una cosa nuova che mi ritorna in mente con dei flash che mi danno dei brividi e mi fanno contrarre la fica. Il culo anche mi formicola al ricordo.

Ho iniziato a masturbarmi e volevo venire ma mi è caduto il telefono. Ho cercato di fermarlo con il piede per evitare che colpisse per terra con troppa violenza e maldestramente gli ho dato un calcio. L’ho mandato a finire sotto la parete divisoria con l’altra toilet.

Mi sono chinata per allungare una mano e prenderlo ma c’erano dei piedi di donna dall’altra parte.

Cazzo. Chi c’è dall’altra parte?? Nemmeno mi ero resa conto che ci fosse qualcuno.

“Scusa” ho detto “mi è caduto il telefono, puoi spingerlo da questa parte? “ Speravo che si fosse spento e non si vedesse cosa c’era sullo schermo mentre era caduto.

Nessuna risposta. Ho sentito scaricare lo sciacquone e la porta si è aperta. Poi il rumore dell’acqua nel lavandino e la carta per asciugare che veniva srotolata.

Poi il rumore dei tacchi verso la sua porta.

"Apri la porta, Eva."

"Scusa ma hai il mio telefono?"

"Apri la porta ORA, o vuoi che inizio a pubblicare le foto sul tuo instagram?"

Mi sono allungata per far scattare la serratura, ma avevo la gonna e la biancheria ammucchiata malamente e cercavo di mettermi a posto. La porta si è aperta e la proprietaria delle scarpe con il tacco è entrata nella toilette. Praticamente non c’era posto per due e mi sono seduta di nuovo sul water.

La donna intanto scorreva le foto sul mio telefono...

"guarda guarda … uau… "

"Per favore, Josune, non dirlo a nessuno." ho implorato.



Josune è la segretaria del mio capo e eravamo così vicine che ho dovuto girare le gambe perché lei potesse chiudere la porta. E’ una donna vicino ai 50 anni. Alta, robusta. Scura di carnagione e riccia di capelli. Veste in modo volgare e è odiata da tutti i dipendenti. Una stronza.

Josune ha abbassato lo sguardo e mi ha detto: “ Dipende da te. Allarga le gambe e fammi vedere cosa stai nascondendo.”

“Niente, non sto nascondendo niente.” ho risposto “è che sono nuda...”

Josune si è abbassata e guardandomi negli occhi mi ha sussurrato: “Allarga le gambe. Non costringermi a ripeterlo. Non ti piacerebbe.”

Non avevo scelta. Ho abbassato la gonna e le mutandine alle caviglie e ho allargato le gambe, e la mia fica è diventata visibile per Josune.



Josune si è chinata in modo da stare tra le gambe. "Hai una bella fichetta… spostati avanti con il culo, voglio vederla meglio.”

Ha allungato la mano e con le dita mi ha aperto le labbra. La mia fica era umida di eccitazione e al contatto delle dita di Josune stava già reagendo.

"Sarebbe ancora più carina con un paio di piercing, però. Un paio su ogni labbro." Le ha tirate su entrambi i lati, ispezionando le labbra come se stesse valutando un cavallo. "E magari anche uno attraverso il cappuccio.”

E così dicendo mi ha spinto con il dito e con forza proprio sul clitoride e mi ha fatto saltare.

"Proprio qui si, in modo che ogni volta che ti muovi, lo senti stimolarti, facendoti impazzire di eccitazione. Il clitoride è costantemente eretto e sfrega contro il piercing. Le tue mutandine sarebbero sempre bagnate." E dicendo questo Josune mi toccava su e giù sul clitoride.



Era molto piacevole Mi stavo eccitando. Ma ho detto: "Cosa? Impossibile. Non lo farei mai. Non lì."

Josune si è messa a ridere "Lo vedremo dopo."

Si è alzata. Ha fatto un passo indietro appoggiandosi alla porta e ha detto: “ho bisogno di un po’ di sollievo, quindi il mio nuovo giocattolo dovrebbe aiutarmi.”

"Che intendi?" ho detto.

Mi ha sorriso. Ha messo la mano sotto il vestito, ha abbassato le mutandine fino alle caviglie e ne è uscita.

Aveva delle mutandine bianche e ora erano per terra sul pavimento del bagno.

Josune è venuta avanti un po’ fra le sue gambe, divaricandole con le ginocchia e poi ha tirato su la parte inferiore del vestito.

Aveva un cespuglio di peli pubici enorme. Riuscivo a malapena a vedere la sua fica attraverso i peli.

"Dai" ha detto Josune

L’ho guardata in faccia e le ho detto: “Perché lo fai?"

Mi ha dato un colpetto sul viso: "Perché posso. Tutti sanno cosa fai quando entri qui. Non sei molto furba al riguardo. Di solito vai al bagno privato di sopra, ma oggi hai sbagliato. E ora, con le foto che hai sul tuo telefono e che mi sono subito inviata, sei proprio nelle mie mani. Farai quello che voglio. Quindi dai… comincia! “

Ero frastornata e non mi è venuto in mente nessun modo per fermare la donna. Quindi mi sono sporta verso i peli folti e ricci. Non avevo mai visto una donna che non si rade per niente i peli. Ho dovuto “pettinarli” con le dita per trovare le labbra.

Non mi piaceva ma non avevo scelta in quel momento. Mi è arrivato alle narici, l’odore muschiato di Josune, mescolato a quello di urina fresca. L’odore era molto più forte e pungente di altri che ho conosciuto. Ho trattenuto il respiro e chiuso gli occhi. Allungato la lingua e mi sono sporta in avanti.



"Dai." Josune mi ha schiacciato la faccia nell'inguine. "Lecca, stronza."

L'aroma mi ha riempito le narici, travolgendomi, con i peli pubici premuti sulle guance.

"Oh sì, proprio lì. Lo sapevo che eri una leccafica… avanti… continua”

Dalla porta fuori: "Josune, sei qui dentro? Alvaro ti sta cercando."

Siamo rimaste entrambe immobili. Lei mi ha tenuto la faccia stretta contro il suo inguine. Ha detto: “Sì, quasi finito, adesso arrivo."

Ho continuato a leccare come ordinato. Il succo che fuoriusciva dalla figa pelosa mi colava lungo il mento.

"Ora finiscimi. Sbigati. Lecca e metti un dito. Dai stronza."

A quel punto mi sono impegnata e e ho cercato di farla venire il più velocemente possibile.

"Oh cazzo sì." Josune mi teneva la testa e il naso schiacciato fra i suoi peli mentre stava per venire. Ho lottato per tirare indietro la testa, per respirare aria fresca dall'odore pesante della figa di quella donna.

"Puliscimi subito, tesoro." Mi ha detto. Come un suo animale domestico. Devo aver fatto una faccia non convinta perché mi ha puntato il telefono in faccia e allora mi sono tuffata di nuovo dentro a pulire tutti i succhi della fica.

Mi ha detto: “sorridi!” E mi ha fatto una foto mentre ero lì con la lingua fra i suoi peli e il mento bagnato dai suoi succhi.

Poi mi ha fatto vedere la foto. Ero lucida dei suoi umori. Sul mento, naso e guance. I capelli un disastro.

Ho cercato di prenderle il telefono ma è stata più veloce.

Si è chinata. Ha preso le sue mutandine e me le ha passate sul viso. “Pulisciti e torna al lavoro. Te le lascio come ricordo.” E se ne è andata.

Mi ha lasciata lì sul water con l’odore della sua fica nel naso.

Mi sono asciugata, rivestita e poi al lavandino data una sciacquata e sistemata i capelli. Le mutandine di Josune le ho buttate nel cestino.

Sono tornata alla scrivania e mi sentivo gli sguardi addosso dei colleghi. Sono sicura che lo sapessero. Mi veniva da piangere ma resistevo. Appena mi sono seduta è squillato il telefono. Era il capo.

“Eva? Ho bisogno che tu venga subito nel mio ufficio”

“Si signore, va tutto bene?” E sapevo che non era così.

"Vieni qui e basta. Ora."

****

Sono salita e ho bussato ma mi ha detto di attendere. Sono passati alcuni minuti e ho sentito la voce del signor Alvaro che diceva “Eva? Entra!”

Appena ho varcato la soglia ho visto Josune che mi sorrideva beffarda. Non ho avuto dubbi che avesse detto tutto.

Il capo ha detto: “Eva, verrò subito al dunque. Mi dicono che sei solita durante l’orario di lavoro chiuderti in bagno per masturbarti.”

“no… non è vero …” ho detto indignata.

“Non mentire Eva! “ me lo ha detto Josune e mi ha fatto vedere le foto.

“ma.. era la prima volta… è lei che mi ha costretta…”

“Non mentire EVA! Se dici la verità e prometti di non farlo più durante l’orario di lavoro possiamo evitare che la cosa diventi di dominio pubblico…”

“ok.. si oggi è stato così… ma era la prima volta…lo giuro…” balbettavo.

“Josune mi ha fatto vedere le tue foto … non credo proprio che per una come te sia la prima volta… comunque anche se fosse, devo punirti. Lo capisci vero? Non ti licenzierò. Ma una punizione devo dartela.”

“Si, lo capisco” ho acconsentito. Mi rodeva la rabbia dentro ma non potevo dire altro.

“Io penso che 10 basteranno, come prima volta…” ha detto rivolgendosi a Josune.

“Ha mentito, penso che ne meriterebbe almeno 30” ha risposto l’odiosa segretaria. E io mi chiedevo di cosa parlassero.

L’ho capito quando Josune ha preso una bacchetta di legno lunga un metro. Un righello quadrettato.

“30 mi sembrano troppi… partiamo da 10 e vediamo come reagisce… facciamo sempre in tempo a aumentare la dose.” Ha detto il capo.

Josune mi si è avvicinata e mi ha condotta con decisione verso la scrivania. Mi ha spinto su di essa in modo che il sedere sporgesse. Ha alzato la gonna sopra la vita, arrotolandola sulla schiena. Poi ha preso le mutandine e le ha fatte scendere, sfilandomele. Mi ha dato un colpetto alle caviglie per farmi divaricare le gambe. Poi mi ha messo le mutandine in bocca.

Ho sentito il fischio nell’aria prima del colpo. Un dolore fortissimo e ho urlato. Anche se smorzato dalle mutandine l’urlo era forte. Josune mi ha presa per i capelli e mi ha detto “zitta stronza vuoi farti sentire per tutto il palazzo?” Ha ammucchiato meglio le mutandine nella mia bocca e è arrivato il secondo colpo.

Quando Eri mi ha sculacciata o frustata, ero eccitata e il dolore quasi non lo sentivo. Ora invece era tutto e solo dolore quello che sentivo. Ma il pensiero di come mi ero eccitata quando Eri mi aveva colpito si è sovrapposto in questa situazione e ho iniziato a eccitarmi.

Il colpi erano forti e dolorosi ma loro si sono accorti che stavo colando fra le cosce, la mia eccitazione.

“Guarda la puttana come gode… te lo avevo detto che ne servivano 30!” Ha detto Josune.

“Ho un’idea migliore” Ha detto Alvaro “Questa puttana me lo ha fatto venire duro”.

Ha finito di darmi i 10 colpi e le mie gambe tremavano. La pelle delle natiche era come ustionata e sensibilissima. Così quando si è appoggiato e mi ha spinto il suo cazzo dentro, sentivo che mi spaccava ma anche che le sue mani e la sua giacca mi bruciavano dove sfioravano.

Ha iniziato a scoparmi con forza.

“Questa troia è stretta. Bagnata come una fontana ma bella stretta.”

Mi ha scopata per un po’. Ho detto: “la prego signore non prendo niente, sono in periodo fecondo, non mi metta incinta…”

Quando ho detto così ha aumentato la frequenza dei colpi e pensavo di aver fatto peggio e che volesse riempirmi. Ma poi ci ha ripensato perché è uscito, mi ha presa e fatta sedere sulla sedia di fronte alla sua scrivania e mi si è messo davanti con il cazzo lucido e duro all’altezza della bocca.

Era evidente quello che volesse ma non ho dovuto fare nulla perché mi ha preso la testa e me lo ha spinto in bocca. Mi ha scopata la bocca spingendolo in gola provocandomi qualche conato e lo sentivo sempre più duro finché non ha iniziato a sborrare e me o ha tenuto dentro fino a che non ho ingoiato tutto. Con un dito ne ha presa un po’ che era uscita dai lati e me l’ha spinta in bocca assicurandomi che mandassi giù anche quella. Poi si è riallacciato i pantaloni e mi ha detto che potevo andare, mentre Josune ridacchiava.

Non mi sono rimessa le mutandine. Ho tirato giù la gonna. Mi sentivo il sapore della sborra del porco nella gola. La gonna mi strusciava sulla pelle e mi faceva male. Sono tornata verso la mia scrivania al piano di sotto.

Eppure la mia fica, maledetta puttana, pulsava di voglia.

Commenti (0)

Per favore accedi per lasciare un commento.

Ancora nessun commento su questo racconto, sii il primo a commentare!