L'orale agli esami di maturità

Capitolo 5 - La madre di Iris è troia quasi quanto la figlia

Ilaria, soddisfatta dell'orgasmo dato con la mia lingua ma ancora più affamata di me, mi obbliga a scoparla. Io non ho intenzione di tradire la mia ragazza proprio nella vagina da cui è nata...

WK
William Kasanova

1 settimana fa

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La stronza apre le palpebre e solleva la testa dal letto abbastanza per vedermi oltre le sue tettone. Il sorriso più sincero e, al contempo, più malizioso che le abbia mai visto addosso illumina i suoi occhi.

«Non mi hai delusa, William. Iris è una ragazza fortunata ad avere te come fidanzato.» Si appoggia con i gomiti e poi con le mani per mettersi seduta. Sospira come se avesse appena fatto ore di escursionismo. Mi fissa, sorridente. «Ma adesso posso anch’io averti come amante.»

La mascella mi si irrigidisce. «Avevamo parlato di un orgasmo come quelli che do a…» Il nome di Iris non esce dalla mia gola, non riesco a pronunciarlo davanti a sua madre nuda con la mia saliva sulla sua fregna, che fa la zoccola con me. Inghiotto a secco. «…per passare l’esame.»

Lei fa le faccine, si morde le labbra, spinge fuori le tette. «Sì, ma…» Alza una mano dal letto e mi accarezza il cavallo pieno di eccitazione. Percorre con la punta delle dita tutto il bozzo prodotto dal mio cazzo. «Vuoi fare il difficile, ma mi pare che tu stia apprezzando la sitazione.»

Una scossa attraversa l’asta dalle palle alla cappella ed esce dal meato sottoforma di uno schizzo di precoito. L’odore acido del mio desiderio impesta l’aria tra noi due: mi sta nauseando. Ilaria avvicina il viso alla mia patta e inspira.

Si porta l’altra mano tra le cosce e inizia a massaggiarsi le piccole labbra. Emette versetti dalla gola e sorride.

Mi sbottona e mi abbassa la zip. Solleva lo sguardo verso di me, sorridendo. Ridacchia.

Ho il cuore che mi batte nelle orecchie. Non voglio scopare Ilaria… un cunnilingus poteva ancora passare – un cunnilingus alla madre della mia ragazza? – ma avere io un orgasmo con lei…

La donna abbassa le mie mutande, il cazzo le si punta davanti, la cappella fuori del tutto dalla pelle, brilla per il bicchiere di precoito che ho pisciato da quando ho varcato la porta dell’appartamento. Il lezzo di eccitazione è asfissiante.

Le dita della madre di Ilaria si stringono sull’asta. «Mh…» fa la donna. Allunga la lingua fuori dalle labbra e la passa dal filetto al meato. Ogni millimetro toccato dalla punta è una mitragliata di piacere.

Le gambe mi tremano, un brivido mi scuote la schiena, la mia coscienza sembra accendersi e spegnersi come una lampadina al neon prossima a bruciarsi. Senza fiato, appoggio una mano sulla fronte di Ilaria e la sospingo indietro. «Ti prego, no…»

Le labbra della donna si irrigidiscono, i suoi occhi diventano taglienti. «Cosa, “no” ‽» Adesso mostra i denti. «Stronzo, se ti dico che devi chiavarmi e farmi godere, allora devi chiavarmi e farmi godere!» Si lascia cadere di schiena sul letto, spalanca le cosce e mette in mostra la sua dannata fregna. La apre con due dita. La vagina è un canale nero spalancato, l’ingresso dell’inferno. «Adesso metti il tuo cazzo dentro qui, lo voglio sentire fino in fondo, e non permetterti di eiaculare prima di avermi fatta godere di nuovo come fai con quella puttana di Iris!»

Stringo le mani a pugno. «Non permetterti di parlare così della mia ragazza!»

Lei scoppia in una risata. «Conosco mia figlia: è una troia ninfomane, come me.» Diventa seria, mi fissa. «E tu devi chiavarmi con il tuo cazzo, se vuoi che il tuo esame, e quello del resto della tua classe, sia sufficiente.»

È per come tratta Iris, mi dico. Mi abbasso, la afferro per un’anca e la ribalto sulla pancia.

Ilaria finisce sul vibratore ancora acceso. «Cosa…»

Le blocco la testa con una mano. «Vuoi il mio cazzo, zoccola, o non mi promuovi? Allora ti fotto, ma il culo!»

Lei ha la bocca e gli occhi spalancati, ansima. Prova a dire qualcosa, ma è in iperventilazione.

Abbasso il bacino tra le sue due chiappe sode e appoggio la cappella sul suo ano. È sbagliato, la cosa più stupida che possa fare con una donna, ma non me ne frega nulla. Spingo e sprofondo nel retto, caldo e umido. Mi sdraio su di lei, la blocco con il mio peso e le stringo la gola e una tetta. «Non mi scopo la tua figa, zoccola, non quella da cui è nata la mia amata Iris… ma il tuo buco del culo, sì!»

Assesto un colpo contro le chiappe della donna, il cazzo scende per tutta la lunghezza nel suo intestino. Il bacino della cagna si schiaccia contro il letto, lei emette un grido.

«È ora che tu smetta di obbligare gli studenti a scoparti per passare gli esami.»

Ilaria apre le labbra per dire qualcosa, ma dalla sua bocca escono solo gemiti, gli occhi le si alzano e le pupille scompaiono per metà.

Non mi importa un cazzo se sta soffrendo. Deve pagare. Affondo, ritraggo, spingo, scivolo fuori quasi del tutto, sprofondo.

Le palle mi dolgono, l’uretra brucia come quando sta per vomitare sborra a litri. Stringo i denti. «Ti vengo in c…»

Un lampo passa tra un’ondata di piacere ed una di bisogno di sborrare. Sgrano gli occhi. Cazzo, sì!

Stringo il muscolo che trattiene le pisciate ed esco dall’ano della donna. L’orgasmo non mi aspetta, un senso di torpore e stordimento inizia a salirmi lungo il corpo e a svuotarmi la mente.

Mi metto in piedi sul pavimento e volto Ilaria sulla schiena.

La donna è più stordita di me, ansima. Il vibratore si stacca dal suo inguine a cade e terra di nuovo.

L’orgasmo si propaga con spasmi nella mia schiena, mi sta prendendo la testa, l’istinto di sborrare sta sopraffacendo la mia volontà di trattenermi. Serro i denti, ancora solo per un maledetto istante!

Mi metto in ginocchio sul letto, gattono fino al busto della troia e mi siedo sulle sue tette. Lei sta ancora ansimando a bocca aperta.

Ho il cazzo in mano. Quelle due labbra socchiuse… basterebbe… No. Mi alzo sopra di lei, metto una mano sul letto per sostenermi e mi meno. Bastano un paio di colpi per spruzzare la sborra che non ho scaricato nel culo della troia. Finisce sul suo viso, sui suoi capelli, sulle sue tette. Lei muove la testa come se avesse mal di collo e cercasse una posizione più comoda, i muscoli hanno degli spasmi.

Resto un attimo in questa posizione, espiro. Il cuore galoppa, il fiato è corto. Il piacere è stato scarso, ma la soddisfazione di averla cosparsa della mia bega è incredibile. Chiudo gli occhi, la testa è vuota e mi scoppia. Mi lascio cadere sul culo accanto a Ilaria. Mi svuoto i polmoni. I muscoli sono senza forza.

Ma non ho ancora finito. Dalla tasca dei pantaloni prendo il Lumia, attivo la fotocamera e scatto un paio di foto al corpo nudo della donna cosparso di sborra. Lo scrocchio di dita emesso dal telefonino non mi è mai sembrato più appropriato di questo momento.

Scorro le due foto sul display del telefonino. Non è roba adatta a Playboy o altre riviste glamour per uomini, è più al livello dello scatto di nudo che la zoccola mi ha mandato mesi fa, ma me la farò andare bene.

Scendo dal letto e rimetto nelle mutande il cazzo lordo di sborra. Spero non puzzerà troppo, dopo: la faccia, ad una fontana, posso ancora lavarla; un bidet, invece...

Apro Whatsapp nella chat della zoccola, allego le due foto e gliele spedisco. La trasmissione inizia. Ilaria è ancora sdraiata sul letto, esausta. Il suo petto si solleva al rallentatore. Ha gli occhi chiusi e potrebbe anche essersi appisolata. Cosa cazzo… Sollevo le spalle: non importa. «Ti ho mandato le due foto che ti ho appena scattato. Se non farai passare agli esami me e tutti quelli che se lo meritano nella mia classe, le userò per sputtanarti davanti a tutti.» Dal salotto proviene un trillo singolo: il suo telefono ha scaricato le foto. «E la prima a cui le manderò sarà Iris, e scoprirà com’è veramente sua madre.»

Lei esala un respiro e geme spostandosi un po’ meglio sul letto. Faccio una smorfia. Mi aspettavo qualcosa di più drammatico come risposta… magari è mezza addormentata, o… boh. Faccio ancora la voce grossa. «E vedi di non arrivare tardi al mio orale.»

Il mio secondo orale, con te, in effetti. Il primo sembra essere andato discretamente bene. Spero che l’anale non abbassi la media dei voti…

Scuoto la testa, ma che cazzo sto pensando?

Mi alzo i pantaloni e li allaccio.

«Ci vediamo a scuola.» Esco dalla stanza che ondeggia, l’unico rumore è il vibratore che si scuote sul pavimento.

Iris mi stringe il braccio e appoggia la testa sulla mia spalla. Gli ultimi raggi le accendono il viso di arancione, il sole sospeso sopra i tetti di Caregan è abbagliante. Il muretto che fa confine al parcheggio posteriore della scuola è alto e le nostre scarpe non toccano l’asfalto.

Le accarezzo i capelli. Sembra una rossa, sotto questa luce. Non starebbe male, con quella tinta. «Com’è andato l’orale?»

Lei sorride. «Alla grande. Mi hanno fatto i complimenti per la mia dizione in inglese e giapponese: hanno detto che sembro madrelingua!» Il suo entusiasmo si abbassa un po’. «E a te, con mia madre?»

Sospiro e abbasso lo sguardo su un mucchietto di sassolini neri in un angolo del parcheggio. Quando sono stato convocato mi aspettavo un’Ilaria furente per come l’ho sottomessa e inculata, pronta a farmela pagare con domande impossibili da rispondere e commenti al vetriolo. Invece, si è comportata con professionalità, le domande non erano troppo complesse e dopo mezz’ora ero libero. «Bene, dai.» La minaccia di sputtanarla con le due foto della sborrata ha fatto il loro dovere.

Il calore del corpo di Iris mi scioglie il cuore. Cosa penserebbe la ragazza se sapesse che sua madre mi ha costretto a leccargliela, e io, in un impeto di rabbia, le ho sfondato il culo, per poi minacciarla a mia volta?

Un groppo mi chiude la gola. Meglio non saperlo.

La ragazza si scuote, mi lascia e salta giù dal muretto. «Mamma!»

Mi volto e il cuore mi balza in gola. Ilaria sta uscendo dalla porta posteriore della N. Sandrini portando la sua borsa di pelle. Sorride alla vista della figlia. «Bambina mia!» La abbraccia con la mano libera. «Com’è andata?»

Possibile che la stessa zoccola che mi ha leccato la punta del cazzo per spingermi a scoparla possa essere così dolce con la ragazza che mi ha costretto a tradire?

Mi avvicino a loro. Il pensiero di cosa ho dovuto fare mi disgusta. Il ricordo dell’orgasmo avuto nel retto della donna mi stringe lo stomaco e solletica il cazzo.

Lei mi guarda. E mi sorride. Il miglior sorriso che mi abbia mai rivolto. Che stia nascondendo cosa prova davvero in presenza della figlia?

«Buonasera, Ilaria.» Nelle ultime sei ore l’ho chiamata Ilaria, zoccola, professoressa e… cagna? Finirò con il non riuscire a ricordarmi cosa provo nei suoi confronti… Già adesso, è difficile stabilirlo.

«William, sono felice di vederti così presto.»

Deglutisco, è il momento della verità. «Co… com’è andato l’orale?»

Gli occhi della donna si illuminano nella luce della sera. «Benissimo. A te e a tutti gli altri.»

Le gambe sembrano perdere forza. «Meno male.» Prendo dalla tasca il Lumia e lo muovo quanto basta per attrarre l’attenzione di Ilaria. «Allora, appena verranno pubblicati i risultati degli esami, il problema sarà risolto.»

Lei ridacchia. «Perché vorresti cancellare quelle due foto? A me piacciono.»

Iris guarda me e poi mia madre. «Quali foto?»

Una vampata di calore assale il mio volto e mi scotta le orecchie. Sono senza fiato. «Niente! Niente!»

«Come, “niente”?» Ilaria prende dalla tasca della giacca il suo telefonino e lo accende. Sullo schermo compare una delle due foto. «Non ho fatto in tempo a dirtelo prima, Iris, ma sono riuscita a convincere il tuo ragazzo a farmi un cunnilingus. Non sono scatti belli come il tuo nel quale gli pulisci il glande con la lingua, ma…»

L’espressione della ragazza è… di pura gioia. «Davvero?» Un suo braccio mi stringe le spalle. «E ti ha succhiato la clito?»

Gli occhi di Ilaria si socchiudono. «È da mezzogiorno che non riesco a togliermelo dalla mente.» Si mi morde un labbro.

Iris mi schiocca un bacio sulla mandibola. «Adoro quando lo fa.»

Cosa cazzo… sono finito in una puntata di “Scherzi a parte”?

«Peccato,» Ilaria mi guarda con intensità, «che lo stronzetto, invece di chiavarmi in figa, mi ha presa in culo. Ma prima mi ha messa con l’inguine sul tuo vibratore e…» La lingua passa tra le labbra e una mano della donna si accarezza il cavallo dei pantaloni. Cazzo, adesso si ditalina davanti a noi? Le orecchie mi scottano.

Iris mi assesta uno schiaffetto sui pettorali. «Che stronzo che sei! Con mia mamma fai certe cose e con me no?» Mi si pone davanti, si mette in punta di piedi e appoggia le labbra sulla mia bocca. Mi stringe di nuovo il braccio. «Non fa niente. Per farti perdonare, adesso andiamo a casa nostra e, prima vieni in figa a mia madre, poi io gliela lecco fino a pulirgliela per bene.»

Ilaria prende il viso della ragazza. «La mia dolce bambina…» e la bacia sulle labbra. Le loro lingue iniziano a muoversi tra le loro bocche.

Faccio un passo indietro e il braccio si sfila dalla presa di Iris.

Il cazzo diventa duro quanto i muscoli delle mie gambe si scaldano, pronti a scattare.

Ma dove cazzo sono finito?

 

FINE


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