Capitolo 4 - La madre di Iris usa il vibratore della figlia
La vendetta di Ilaria si abbatte anche sui miei compagni, distrutti agli orali dalle domande impossibili della donna, prima ancora che su di me. Non mi resta che cedere e raggiungerla durante la pausa pranzo e soddisfarla... Mi tocca sacrificarmi per tutti.
1 settimana fa
Lunedì, 1° luglio
“In bocca al lupo con gli orali 😘
Dopo ci vediamo a casa tua, Will?”
Il messaggio di Iris riempie lo schermo del Lumia, mandato alle otto, mentre era alla sua scuola a Belluno. Si starà domandando ancora perché abbiamo iniziato a vederci, e scopare, a casa mia invece che nella sua? Come faccio a spiegarle che ho il terrore di incontrare ancora sua madre?
E mi toccherà sedermi davanti a Ilaria, tra poco, e cercare di rispondere alle domande più infami possibili che si possano porre durante un esame di maturità.
Sollevo lo sguardo dallo smartphone e lo sposto sull’ingresso della N. Sandrini, oltre la mezza dozzina di ragazzi in piedi o seduti sulle panche all’esterno. È dalle sette e mezza di questa mattina che sono nel cortile della scuola superiore in cui ho passato gli ultimi cinque anni e, a parte entrare per un paio di pisciate, sono rimasto qui, in attesa del mio turno per la fase finale dei miei esami… e sembra che si stia tirando ancora per le lunghe.
Nicola si avvicina a me. Lui ha il turno dopo il mio, e non escludo che gli toccherà aspettare fino ad oggi pomeriggio. Si dev’essere fatto una mezza maratona nel piazzale, incapace di restare seduto. «Oh, William, ma oggi non ne vengono a una?»
Oltre le vetrate del piano terra della scuola non si muove nulla. Federico è stato convocato almeno mezz’ora fa, e da allora non si è più visto nessuno. Gli staranno chiedendo anche quello che insegnano in seconda elementare?
Nicola si passa il Samsung da una mano all’altra. Le macchie di sudore sulla scocca del telefono luccicano nel movimento. «Ho sentito che la stronza che hanno messo a capo dei professori è una rompicoglioni mica male…»
«Già,» annuisco. L’opinione a riguardo di Ilaria dei nostri compagni che sono usciti prima dall’orale era ben peggiore di “rompicoglioni”… e nessuno di loro si fotte la figlia e ha rifiutato le sue avance, facendosi urlare dietro minacce nella tromba delle scale di un condominio.
Mi passo i palmi delle mani sudate sui jeans dei pantaloni. Sono due giorni che ho il cuore che batte all’impazzata all’idea di trovarmela davanti, e da questa mattina ho le viscere che hanno la stessa consistenza degli spaghetti stracotti.
Sospiro.
Nicola mi dà un colpo su un braccio e indica verso la scuola. «Federico, finalmente!»
Cazzo, adesso tocca davvero a me! Stringo il buco del culo prima di farmela addosso.
Il nostro compagno spinge la porta con tale violenza da farla quasi sbattere contro il fine corsa. «Vaffanculo… vaffanculo…»
Nicola si porta una mano davanti alla bocca. «Mi sa che non è andata bene…» Fa un cenno a Federico. «Allora?»
Federico ha le mani chiuse a pugno. Ruota la testa da una parte e dall’altra, come se cercasse qualcosa, o qualcuno, contro cui sputare. «Quella cagna della Vallarani!» Emette un ringhio. «Ho passato quattro mesi a studiare qualsiasi cosa nel programma di quest’anno, e quella carogna inizia a chiedere di spiegare concetti che non abbiamo mai fatto.» Fa una voce in falsetto e scuote la testa. «”Uno studente preparato come lei, Lorenzon, avrebbe dovuto approfondire gli argomenti, anche quelli non presenti nel programma scolastico.”» Fa una smorfia e questa volta sputa a terra per davvero. «Cagna!»
Una goccia di sudore scende lungo la fronte di Nicola. Se la terge con una mano. «Dai, Fede, sei il primo della classe, non può essere andato così male…»
I canini di Federico sono appuntiti come quelli di un predatore. «La Vallarani non faceva altro che scuotere la testa e controllare i fogli con i miei scritti sospirando.» Il suo fiato sibila nei denti. «Ha preso la mia tesina e ha detto: “questo sembra fatto da un alunno delle scuole primarie. Non mi sarei aspettato un lavoro così dozzinale da qualcuno che ha la media del nove.” Pure i nostri professori hanno provato a dire qualcosa, ma quella cagna li ha zittiti con lo sguardo.»
La gola mi duole tanto si stringe. Se il suo lavoro è insufficiente, il mio sarà imbarazzante come minimo.
Cazzo… avrei davvero dovuto accettare le avances di…
Una figura compare nell’ombra dell’atrio della N. Sandrini. È la bidella che, per tutta la mattina, è venuta a chiamare chi doveva presentarsi all’orale. Un brivido mi corre lungo la schiena: è il mio turno! Merda!
La donna raggiunge la porta, la apre e fa un passo all’esterno. Il suo viso sciatto sotto un caschetto di capelli biondi si muove passandoci in rassegna.
Quando chiamerà: “Kasanova William” mi verrà un infarto, lo so…
La bidella ha l’espressione di chi è rinchiuso in una scuola il primo di luglio al posto di essere in qualsiasi altro luogo sulla Terra. «I docenti hanno deciso di rimandare a dopo il pranzo gli altri colloqui…»
Nicola, accanto a me, solleva il suo telefono. Sullo schermo compare lui e una mora che lo bacia su una guancia. «Venti a mezzogiorno. La prendono comoda.»
«Già,» la voce di Federico è passata da tagliente a dolorante, «ti tengono dentro un’ora! Non hanno intenzione di saltare il pranzo.»
La donna lo fulmina con uno sguardo annoiato. «Quindi tornate per le due. Si riprende con l’ordine alfabetico.»
Quindi il primo, alle due, sono io…
«Andate a cagare,» Nicola sbuffa, «mi si è chiuso lo stomaco per la tensione.»
«Io vado direttamente a vomitare.» Federico alza una mano e ci saluta. «Con quella cagna, mi sa che ci rivediamo tutti l’anno prossimo ancora qui.»
Faccio una smorfia. «Ho paura anch’io…»
I ragazzi presenti si dirigono al cancello per sciamare sulla strada accanto al Piave, io non so dove andare. Casa mia è troppo lontana per andare e tornare in tempo con un pullman. E lo stomaco si è chiuso, non riuscirei a mangiare un solo…
Il Lumia vibra. Lo sfilo dalla tasca dei pantaloni e accendo il display. Dev’essere Iris che ha finito i suoi orali e mi avvisa che sono andati alla gran—
La notifica porta il nome di Ilaria. Il fiato si blocca. La stronza mi ha scritto? Cosa… cosa vuole?
Il pollice balza tra i numeri e inserisce il pin. Errato. Cazzo… Lo reinserisco. Questa volta va a buon fine.
Premo il tile di Whatsapp e apro la chat con la donna: “Ho torchiato e fatto soffrire il tuo amico per quaranta minuti solo per avere la pausa pranzo prima del tuo colloquio. Hai un’ultima occasione per discutere con me e non perdere l’anno scolastico. Spero di vederti a casa mia nei prossimi minuti.”
Stringo il telefono tra le dita fino a sentire dolore. Brutta stronza, non vuole proprio…
Un nuovo messaggio compare sotto il precedente.
“E tieni in considerazione che il tuo compagno Federico ha prodotto degli scritti migliori dei tuoi. Se rischia lui di saltare l’anno… Sai, se ti comportassi bene nelle prossime due ore, potrei anche riconsiderare gli esiti degli esami dei tuoi amici.”
Apro la bocca e inghiotto un respiro.
«Lurida zoccola…»
⁂
Il suono del campanello è attutito dalla porta dell’appartamento di Ilaria e Iris. E del padre di cui non ricordo mai il nome. Volto la testa a sinistra e a destra: non c’è nessuno lungo il corridoio, pieno solo di profumo di bistecca ben cotta e odore di soffritto. Non penso che qualcuno nel condominio sappia che la donna che abita oltre la porta davanti la quale sto stazionando è a capo dei professori che stanno conducendo i miei esami, ma è sempre meglio…
Il cigolio di cardini che ormai riconosco geme accanto a me. La porta si apre per uno spiraglio e compare il volto di Ilaria. Un sorriso solleva le palpebre inferiori della professoressa.
«Hai fatto la scelta corretta, William.» La donna si sposta e apre la porta. «Vieni dentro.»
Entro nell’appartamento per la prima volta da settimane, da quando la stessa Ilaria mi aveva urlato contro nella tromba delle scale perché avevo voluto sgusciare via dalle sue avances. L’aria è appena velata da un profumo di fiori, come quello del docciaschiuma che riempie le mie narici quando possiedo Iris. Non c’è sentore di cibo. «Iris?» Mancherebbe solo essere scoperto da lei mentre mi scopo la madre zoccola.
Ilaria chiude la porta alle mie spalle. «La mia bambina è a Belluno, a festeggiare con le sue amiche la fine degli esami. Non tornerà prima di oggi pomeriggio.» Lo scrocco scatta nel buco dell’intelaiatura con un suono metallico simile ad una fucilata. La donna ha ancora la mano sulla maniglia e ha di nuovo quel sorriso da persona che ha il potere e ha intenzione di sfruttarlo nel peggiore dei modi. Indossa un accappatoio rosa. Lo stesso che usa Iris.
«Devo chiudere a chiave o hai intenzione di scappare?»
Il cuore mi batte in gola. Inspiro a fondo, riempio i polmoni ed espiro. Devi solo scopare una donna, William… quante te ne sei fatte negli ultimi due anni? Magari solo leccare la figa da cui è uscita la ragazza che ami e farla godere… Le spalle mi si abbassano, trattengo i muscoli delle labbra che stanno per fare una smorfia di disprezzo. Sarà roba di mezz’ora…
Fai godere questa zoccola, e hai gli esami salvi.
I tuoi e quelli dei tuoi compagni.
L’aria che scende nei miei polmoni è gravata da odore di fregna bagnata e… sì, quello acido della mia cappella che si sta eccitando. «No, andiamo…»
«Ottima scelta, William.» La donna afferra la cintura in spugna all’altezza della vita stretta e la tira: l’accappatoio si apre e lei se lo fa scivolare a terra con un’unica mossa.
La foto che mi aveva mandato “per sbaglio” non rende giustizia alla bellezza del corpo della professoressa: è magra, slanciata, la pancia piatta e sul petto pendono due grosse pere. Due grosse, succose pere. Devo fare forza su di me per non chiudere la distanza che ci separa, afferrare le due tette e stringerle.
La cappella scivola fuori dalla pelle e sfrega contro il tessuto delle mutande. Il mio stesso odore di arrapamento è asfissiante, sale a ondate dai miei pantaloni con la violenza del mare in tempesta.
«Ti piace, eh, William?» Lei ride alla mia espressione. «Hai lo stesso sguardo dei miei studenti che vorrebbero mettermi a novanta sulla cattedra e fottermi fino a farmi colare sborra da ogni cavità!»
L’immagine di lei scomposta su un letto dalle lenzuola stropicciate e un paio di angoli sollevati dal materasso, con seme che scivola dal suo buco del culo e dalla figa fino a formare una pozza tra le sue cosce, mi stordisce. Il viso è coperto da ragnatele di sperma e le tette sono bianche per il gran numero di scariche…
Una vampata di calore mi investe l’addome, il benessere che il precoito produce quando fuoriesce dal meato mi rende le gambe molli e la mia volontà vacilla.
Ma la donna è sempre la madre della ragazza che amo.
Lei prende la mano del ragazzo che sua figlia ama e mi trascina verso la camera da letto. La camera da letto di Iris!
«Dove…» Faccio resistenza, ma sono troppo stordito ed eccitato per riuscire a fermare – voler fermare – Ilaria. «Dove mi stai portando?»
Lei apre la porta della stanza della figlia. «Voglio che mi fai godere come fai godere la mia bambina: di conseguenza, ho deciso di ricreare ogni particolare di quando chiavate voi due, così che tu possa dare il meglio.» Si siede sul bordo del letto dove ho fatto sesso decine di volte e si sdraia. Mi fa l’occhiolino. «Ho fatto la doccia con il suo sapone, così da rendere tutto ancora più coerente.»
Apre le cosce, la figa si mostra in tutta la sua interezza. Ha grandi labbra marroncine che restano aperte, e piccole labbra rosse bagnate di eccitazione che sporgono. Il foro dell’utero – da dove è uscita Iris, ricordalo, William, è quello che ti ha fatto eliminare Ilaria dal tuo harem onirico – è visibile. Repulsione e desiderio si scontrano nel mio petto.
La donna si sporge verso il cassetto del comodino, lo apre e infila dentro una mano. Senza guardare, sposta un paio di album di manga e tra le dita le compare il vibratore rosso di Iris. Lo solleva tra noi, lo contempla come se fosse un oggetto magico, o sacro. Sorride. «Lo usate mentre chiavate, vero? Lo trovo sempre spostato dopo che avete consumato.»
Lei sorride alla mia espressione sconvolta. «Mi piace usarlo pensando a mia figlia che gode, con te sopra che stringi, muovi il tuo cazzo dentro di lei,» una mano di Ilaria si appoggia sul suo inguine e si accarezza le piccole labbra, «la chiami “troia” e le vieni den…» La donna sospira, chiude gli occhi e lecca la punta del vibratore.
Lancio un’occhiata alla libreria al lato del letto per controllare che non ci siano obiettivi: non mi meraviglierei se la donna ci avesse filmati mentre scopavamo e poi si ditalinasse, o usasse il vibratore, visionando sua figlia venire posseduta dal sottoscritto…
L’imbocco della sua vagina si apre ed esce una goccia di trasudo, che scoppia e si deposita sopra la commensura inferiore.
Mai, quando facevo sesso con Iris, l’odore di fregna ha colmato questa stanza da essere stomachevole…
Ilaria apre gli occhi e mi fissa. Allontana la punta bagnata del sex-toy dalle labbra e interrompe il suo lavoro di mano tra le sue cosce. «Allora, hai intenzione di guardarmi chiavare da sola?»
Mi scuoto dallo straniamento che mi ha colpito. «No…» Mi inginocchio tra le sue cosce.
«Fammi godere come fai godere la mia bambina.»
I capelli della nuca mi si drizzano. Sta succedendo davvero… Il cuore mi batte nelle orecchie e le viscere mi si squagliano più di quando ho creduto che la bidella fosse arrivata a chiamare il mio nome per l’orale, venti minuti fa.
L’orale lo sto facendo davvero, ma non quello che era in programma oggi…
Bacio una coscia di Ilaria, parto da metà e mi dirigo verso l’inguine. La pelle è liscia, i muscoli sodi. Deve fare parecchia palestra, o correre per lunghi tratti, o non avrebbe un paio di chiappe così sode. L’afrore di fregna bagnata si mescola a quello di cazzo eccitato che sale dai miei pantaloni, mi soffoca e, al tempo stesso, mi arrapa ancora di più. Respiro feromoni al posto dell’ossigeno.
Arrivo all’inguine, mi fermo e passo all’altra coscia. L’accarezzo con un tocco delicato. La donna emette un gemito e un’altra goccia di desiderio apre l’ingresso della sua vagina, scivolando sulla commensura. Le chiappe della zoccola si irrigidiscono e le gambe tremano.
«Ah, William…» Ilaria respira tra i denti. «Non essere silenzioso, parlami. Eccitami.»
La fisso in faccia da sopra il ciuffo di peli biondi sul monte di Venere. «Ti piace, zoccola, eh?» Appoggio due dita sull’ingresso della vagina bagnata. Spingo e la penetro con le falangi. «Il meglio deve ancora venire.»
Lei apre la bocca, inspira a fondo. «Sì, chiavami!»
Entro per tutta la lunghezza di medio e indice, esco, lei è bagnata e calda. La sua figa non preme come quella di Iris, c’è meno resistenza. Sarà stato il cazzo del marito ad allargarla… o negli ultimi anni sono stati altri uomini? Magari suoi studenti?
Allungo la mano libera e le afferro la tetta destra. È appena più piccola di quelle di Iris, ma la soddisfazione per palparla è la stessa. Forse, anche di più.
«Ti piacciono le mie bocce, William?» La zoccola sorride, si prende quella rimasta libera e si palpa da sola. «Senti come sono ancora sode.»
Potrei mostrarti quanto ho duro il cazzo per farti scoprire la soddisfazione di stringerti le tette, stronza. Se continuo così finisce che mi presento a scuola con le mutande sborrate.
La mano che Ilaria non sta usando per palparsi si abbassa sul suo inguine e muove un dito tra le labbra bagnate. Glielo schiaffeggio. «Ehi, questo è il mio compito!» Mancherebbe solo si dia piacere da sola e mi gioco gli esami…
La donna si morde il labbro inferiore. «Oh là là, Willy, mi piace questo tuo lato della personalità autoritario.»
Abbandono la tetta e muovo le dita per indicarle di passarmi qualcosa. «Dammi quel vibratore.»
Lei lo prende dal letto, accanto alla sua spalla. Me lo allunga con un sorriso divertito. «Cosa vuoi farne?»
Afferro il sex-toy. «Adesso ti faccio scoprire come lo uso con la tua bambina, zoccola…» Mi inginocchio e sfilo le dita dalla figa. Dall’imbocco aperto cola un liquido trasparente che si riversa sul perineo.
Afferro le cosce della donna, la tiro verso il bordo del letto quanto basta a farle avanzare sul vuoto l’ano e le posiziono il vibratore rosso a forma di cazzo eretto tra i glutei. «Spero che il tuo buco del culo non sia vergine.»
«Oh, vai, non fermarti!»
La cappella di plastica si appoggia all’ano, spingo e sprofonda nell’intestino della professoressa senza incontrare la resistenza che offre il culo di Iris. Lo infilo dentro fino a metà della lunghezza. Spero di non esagerare, ma se anche la mia ragazza non si lamenta, questa zoccola nemmeno deve accorgersene...
«Riesci a sentirlo, con il tuo culo sfondato, bagascia?»
La donna ansima, il respiro è roco. «Accendilo, Willy, non esitare!»
‘sta zoccola ad offenderla non riesco a capire se si eccita come sua figlia o si diverte e basta… «Non aspettarti un trattamento di cortesia, stronza.» Stringo tra le dita la rotella alla base del vibratore e la ruoto a metà. Il sex-toy comincia a scuotersi nella mia mano. Lo lascio e il buco del culo, dilatato dal cazzo di plastica, inizia a vibrare.
La donna lancia un gemito di piacere che rimbomba nella stanza. «Sì… sì!»
Alzo le cosce della donna, me le appoggio sulle spalle e affondo il viso nel suo inguine. Il liquido trasparente esce a fiotti dalla sua figa, è bagnata come se si fosse pisciata addosso. L’odore di fregna è così intenso che sembra rendere più densa l’aria.
Le due dita rientrano nella vagina producendo un suono liquido. Il trasudo mi cola fino al polso e gocciola sotto la mano. Inizio a muovere avanti e indietro, ruoto a sinistra e a destra. Basteranno due dita o meglio tre?
La donna si contorce sul letto, solleva la schiena, lancia gridolini di piacere e stringe tra le dita la coperta. «Cazzo, sì… cazzo, sì…»
Ok, due dita sembrano sufficienti. Abbasso gli occhi sulla figa bagnata e dalle labbra porpora per l’eccitazione. Il cuore mi batte nelle orecchie. Prendo una boccata d’aria piena di odore di fregna e chiudo gli occhi. Il petto mi si stringe all’idea che sto per leccare da dove è uscita la mia ragazza.
Mi viene da vomitare.
Chiudo gli occhi, protendo la lingua e l’appoggio sulle piccole labbra di Ilaria. Sono rugose, calde, hanno un leggero sapore salato. Qualcosa di simile ad un pugno mi colpisce al petto, ma non mi stacco. Muovo la testa e la lecco.
Una mano mi afferra i capelli e mi blocca contro la vulva. Le parole di Ilaria vengono a strappi, il ronzio del vibratore quasi le soffocano. «N… non fermarti, ah, Wil… William!»
Vaffanculo! Vaffanculo a te, e vaffanculo alla mia ritrosia.
Inizio a leccare a lingua piatta, dallo sfintere dell’uretra alla commensura superiore. Aumento la velocità delle dita, dalla sua figa esce lo stesso gluc-gluc-gluc che produce la bocca di Iris quando gliela scopo.
Stringo un pugno, lo appoggio sul monte di Venere e faccio pressione. Una minuscola protuberanza si muove contro la lingua all’altezza della commensura. Il clitoride, finalmente! Lo prendo tra le labbra e lo picchietto con la punta della lingua.
Ilaria emette uno strillo che sembra quello di una pazza in una crisi isterica. Spero che i vicini non siano in casa, o mandano i carabinieri, altroché questa zoccola lamentarsi delle grida di Iris quando la faccio venire!
Ma voglio mandare io questa bagascia al manicomio: non doveva permettersi di provare a sedurre il fidanzato di sua figlia e minacciarlo di bocciatura se non l’avesse fatta godere. Cagna schifosa, adesso ti faccio scoprire quanto gode davvero tua figlia: ti sentirai in dovere di farmi promuovere pure all’università!
Succhio il clitoride come la cannuccia di una bibita, premo il monte di Venere, il ciap-ciap-ciap viscido della figa scopata con le dita riempie la stanza. Le grida della donna sono fuori controllo, devo muovere la testa per riuscire a starle attaccato alla vulva, le cosce si chiudono e aprono sulla mia testa come una tenaglia impazzita e il materasso si scuote nemmeno ci sia in corso un terremoto devastante.
Ilaria si ferma, la sua figa cola come una fontana, la pelle è imperlata di sudore. Un sospiro lungo, come qualcosa che si svuota, e il corpo della donna perde ogni resistenza, i muscoli perdono tono.
Il vibratore scivola fuori dal buco del culo, la cappella di plastica dilata un po’ più l’ano, e cade sul tappeto con un suono attutito. Lo raccolgo che vibra ancora e lo getto accanto al bacino della donna.
Mi passo il dorso della mano sulla bocca, sono bagnato di trasudo e sudore per tutta la faccia. Devo avere il fiato che sa di fregna. Dovrò lavarmi il muso prima dell’incontro per l’orale – l’altro orale -, e mangiarmi una confezione di Tic Tac.
Il corpo della zoccola è abbandonata sul copriletto stropicciato. Una mano è sulla pancia, l’altra sul letto, il seno si alza e si abbassa in respiri lunghi e profondi attraverso la bocca aperta. Gocce di sudore scivolano lungo i fianchi e la fronte. Ha gli occhi chiusi come se si fosse addormentata.
Il cazzo mi fa male tanto è eretto contro i jeans, e il senso di umido delle mutande rivela che la leccata mi ha eccitato al punto tale che ho spruzzato qualche goccia di precoito. La figa che gocciola… Il suo odore sulle mie dita… Deglutisco. Stringo i denti: non devo…
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